La fisica nel tuo smartphone
- Prof. Romina

- 14 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Pensateci un attimo: lo smartphone che teniamo in mano ogni giorno non è soltanto un oggetto utile per telefonare, messaggiare o scattare foto. È, in realtà, un concentrato di leggi della fisica racchiuse in pochi centimetri di tecnologia.
Siamo così abituati ad averlo sempre con noi che ci dimentichiamo della scienza straordinaria che lo fa funzionare. Ogni volta che lo giriamo, che apriamo una mappa, che ascoltiamo musica o che guardiamo un video, stiamo sfruttando una combinazione di principi fisici che vanno dalla meccanica classica alla relatività, fino alla fisica quantistica. In altre parole: l’universo intero, in tasca.
I sensori: quando la realtà diventa digitale
Cominciamo da una domanda semplice: come fa il telefono a “sentire” il mondo? La risposta sta nei sensori, i suoi occhi e le sue orecchie. L’accelerometro percepisce l’accelerazione e la forza di gravità, e per questo lo schermo si orienta automaticamente. Il giroscopio, invece, rileva ogni rotazione: insieme creano una mappa tridimensionale precisa di come il telefono si muove nello spazio.
E non è finita: c’è il magnetometro, che lo trasforma in una bussola digitale; il microfono, che traduce le vibrazioni della nostra voce in segnali elettrici; e il sensore di prossimità, che usa la luce infrarossa per spegnere lo schermo quando avviciniamo il telefono all’orecchio. Ogni volta che uno di questi componenti lavora, è la fisica che entra in gioco per trasformare la realtà in dati.
Einstein in tasca: la relatività e il GPS
Forse l’esempio più sorprendente riguarda il GPS. I satelliti che ci guidano verso una pizzeria o un indirizzo si muovono a velocità altissime, in un campo gravitazionale diverso dal nostro. Senza le correzioni suggerite dalla relatività di Einstein, ogni giorno accumuleremmo un errore superiore ai 10 chilometri! Il nostro smartphone, silenziosamente, ricalcola il tempo e lo spazio per darci una posizione precisa al metro.
Onde invisibili che ci tengono connessi
Che sia 5G, Wi-Fi o Bluetooth, alla base di tutto ci sono le onde elettromagnetiche. Lo smartphone non è altro che una radio sofisticatissima capace di inviare e ricevere informazioni su mille frequenze diverse.
Anche la ricarica wireless è pura fisica: attraverso l’induzione elettromagnetica, un campo magnetico generato dalla base di ricarica mette in movimento gli elettroni nella bobina del telefono, producendo corrente elettrica. Magia? No, solo eleganza scientifica.
La luce tra schermi e fotocamere
Gli schermi OLED funzionano grazie all’elettroluminescenza: ogni pixel produce luce propria e, quando deve mostrare il nero, si spegne del tutto. È per questo che i contrasti sono così intensi e i colori così vividi.
La fotocamera, invece, vive nel regno della fisica quantistica. Il suo cuore è l’effetto fotoelettrico, quello che valse il Nobel a Einstein: i fotoni della luce colpiscono il sensore e liberano elettroni. Più luce arriva, più forte è il segnale, e questo diventa un pixel luminoso nell’immagine. In questo modo, la luce stessa diventa informazione digitale.
Energia, calore e sicurezza
Dietro le quinte c’è poi la batteria agli ioni di litio, un piccolo capolavoro di elettrochimica che controlla il flusso di ioni per alimentare ogni componente. Il calore prodotto dal processore viene dissipato con i principi della termodinamica, usando materiali che lo trasportano lontano dalle parti più delicate.
E persino la sicurezza è fisica pura: i sensori a ultrasuoni che leggono le impronte digitali, o la scansione del volto con luce infrarossa, sono entrambi esempi di come onde e radiazioni possano trasformarsi in sistemi di riconoscimento biometrici.
Uno sguardo al futuro
Ogni smartphone è un ponte tra teoria e pratica, un oggetto che racchiude meccanica, elettromagnetismo, relatività e quantistica. È la prova concreta di quanto siamo riusciti ad applicare le leggi dell’universo alla vita quotidiana.
E allora la domanda viene spontanea: se oggi abbiamo tutto questo in tasca, fin dove potrà portarci la fisica nelle prossime generazioni di tecnologia?


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